Music Italy Show 2013: Korg Pa600

Stand Korg al MIS 2013

Stand Korg al MIS 2013

Vi ho già scritto qualche giorno fa in merito alla presenza dei prodotti Korg all’interno dello stand di Eko Music Group durante il Music Italy Show di Bologna, edizione 2013. In quell’occasione vi avevo promesso che sarei ritornato qui con qualche dettaglio in più. Eccomi qua, dunque. Oggi parliamo di… Korg Pa600. Un giudizio secco? Positivo, sinceramente positivo. Qualcuno di voi ricorda quanto abbiamo già scritto qui in proposito di questo arranger al momento dell’annuncio del prodotto sul mercato, successivamente con maggior raziocinio, commentando i primi filmati video oppure confrontandola con Yamaha PSR-S750. Bene, ora vi posso dire qualcosa di mio, derivato dal mio test. Ora voi sapete che le prove fatte in fiera rischiano sempre di essere condizionate da fattori esterni. A volte la qualità delle cuffie a disposizione non è eccellente, altre volte il fracasso provocato da quanti provano le percussioni rende impossibile l’ascolto, a volte la fila delle persone che attendono il proprio turno di provare quella tastiere mette a disagio. In questo caso ci aggiungerei lo spazio angusto e i colpi sulla schiena patiti da chi provava un pianoforte digitale Korg posto a ridosso del cavalletto doppio su cui erano montate Pa600 e Pa3X. Tuttavia, nonostante tutte le difficoltà, credo che il test di questo gioiello di arranger sia filato liscio.

Sulla tavolozza sonora dei prodotti Korg, forse perché le mie orecchie si sono assuefatte ai suoni Korg della mia Pa800, mettere le mani sulla Pa600 è stato un po’ come ritrovarsi, con una piattaforma di voci familiare e rinnovata.Korg dà il proprio meglio sui generi più aggressivi e sporchi, quelli che richiedono percussioni cattive e che “spaccano”: rock in ogni sua forma, blues, new country, soul, soul/jazz, R&B, techno, etc.” E così è stato confermato anche stavolta. Mi sono soffermato sui suoni DNC, realistici quanto non mai.

L’impostazione del sistema operativo è analoga agli altri arranger della serie Pa, anche se alcuni pulsanti sono in posizioni diverse sul pannello e quindi si tratta di dedicare qualche minuto all’orientamento. Poi ci si muove agevolmente.

Tecnicamente ho apprezzato la presenza della funzione AutoFill che consente di inserire 4 fill (uno per ogni variazione Main dello stile) automatici al cambio di pattern, caratteristica che Yamaha offre sui propri arranger da oltre un decennio e di cui ho sofferto l’assenza prima sulla mia indimenticabile Korg i3, poi su i30 e infine su Pa800. Ora la lacuna è stata colmata. Molto bene,

Sulla carta, avevo trovato interessante la presenza del Chord Sequencer che consente di registrare e riprodurre immediatamente qualsiasi progressione d’accordi. E così volevo provarla: purtroppo, ho dovuto desistere dopo qualche tentativo. Senza il manuale sottomano, non sono riuscito a intuirne il funzionamento.

Lo schermo a colori di bordo era sufficientemente ampio ed illuminato.

Ho provato un attimo di delusione quando ho visto che la pagina del Backing Sequence (Quick Record) è ancora lo stesso di Pa800 (chissà perché provo nostalgia per le Backing Sequence di Korg i3, roba del giurassico anteriore, lo so – ma lo adoravo mentre trovo un po’ ostica questa nuova interfaccia a video).

Concludo sulla qualità dei tasti: lo so che i pianisti autentici potrebbero trovare un motto di delusione, e lo so che quando ho posato le mani sulla Pa3X subito dopo, ho percepito una grande differenza. In ogni caso, credo che onestamente non si possa dire che questi tasti non siano suonabili. Anzi.

Tutto sommato, mi sono divertito con Pa600: non vedo l’ora di avere un’altra occasione per provarla di nuovo. La prossima volta però con la dovuta calma e senza tanta confusione intorno.

Pa600 e Pa3X in prova al MIS 2013

Pa600 e Pa3X in prova al MIS 2013

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