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Arranger, tastiere da suonare con stile

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Siamo musicisti o consumatori di prodotti digitali?

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La rivoluzione digitale ha trasformato il rapporto uomo-strumento musicale.

Concetti come “lunga durata” e “originalità” dello strumento sono stati annichiliti dal continuo rinnovamento tecnologico e dal prezzo decrescente: due fenomeni che hanno reso dura la vita di chi cerca l’approfondimento e la padronanza di uno strumento. Cosa quanto mai più vera per gli strumenti a tastiera, sui quali si dovrebbe comunque – prima di alzare bandiera bianca – tentare di pensare almeno in termini di “protezione dell’investimento”.

A differenza di quanto possa succedere con uno strumento acustico, quando si ha a che fare con uno strumento digitale, dopo qualche tempo è inevitabile sentirsi intrappolati dagli stessi suoni digitali, che rischiano di invecchiare precocemente al nostro udito. Ecco quindi che il desiderio di cambiare strumento è stimolato dalla necessità di espandere il proprio arsenale di suoni e di aggiornarlo con risorse più fresche.

Dopo un certo numero di anni, uno strumento digitale soffre di inevitabile obselescenza (dimensioni della memoria RAM, processori, porte di connessioni standard, display…). E se, qualche anno fa, si è trovato un modo per riportare alla luce gli strumenti dotati di floppy-disk, sostituendo il drive con un modulo USB, tuttavia rimane vero il problema generale di crescente difficoltà nel trovare le parti di ricambio.

E poi i nuovi strumenti che sopraggiungono sul mercato non offrono soltanto un maggiore numero di suoni: permettono di disporre di campioni più autentici e naturali. Questo aspetto permetterebbe (sulla carta) di essere più efficaci nelle proprie esibizioni, almeno fino a quando non esce il modello successivo con nuovi suoni e la storia si ripete.

In modo contraddittorio, è poi vero anche il contrario: il prodotto acquistato poco tempo addietro, è stato costruito al risparmio sui componenti, ed ha quindi perso smalto in un lampo: i tasti sono ballerini, i pulsanti sul pannello non rispondono più bene, i cursori sono inchiodati, il sequencer non parte più e tutto sa di instabilità. E ce ne dobbiamo liberare.

Non trascuriamo l’aspetto economico: cosa faccio del prodotto digitale attuale? Molti tentano di farselo ritirare dal venditore o di piazzarlo sul mercatino dell’usato. E anche qui bisogna stare attenti: la svalutazione è dietro l’angolo e qualora si aspetti troppo – anche per strumenti di pregio – si potrebbe incappare nell’amara sorpresa e scoprire che il nostro modello ha un valore monetario deludente rispetto il costo originale. Siamo vittime di un loop da cui è difficile uscire. Tutto ci dice che non conviene aspettare troppo.

Essere musicisti oggi significa essere consumatori di prodotti digitali. Dovremmo non sottovalutare troppo questo dettaglio e le sue conseguenze inevitabili sulla nostra capacità musicale.

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Ho scritto stasera in condizioni fragili, sono stanco dappertutto e quando sono così, faccio poi fatica ad esprimere concetti, anche quelli più semplici. Meglio fermarsi qui. Salvo questo articolo, lo pubblico nella speranza di poter stimolare una presa d’atto e di coscienza del proprio status di “consumatore”. E vi auguro buonanotte.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

5 febbraio 2020 at 06:15

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