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Song Service di M‑Live: un repertorio pensato per il lavoro sul campo

Oggi ritorniamo a parlare di basi, dopo aver ragionato insieme nelle settimane scorse sull’argomento Tune 1000 per le basi MIDI e Jamzone (e Yamaha Extrack) per le basi audio. In questo panorama, Song Service di M‑Live rappresenta una delle realtà più longeve, ma anche una delle più attente per approccio, qualità e modello commerciale.

Foto Alec Adriano


Dal punto di vista storico, chi segue da tempo l’evoluzione degli arranger ricorderà il ruolo di Generalmusic e delle basi MIDI prodotte per GEM WS2. In origine, quelle song erano sviluppate internamente dalla GEM Software Division, un gruppo composto da dipendenti e collaboratori esterni. La scissione del 1994, con la nascita dell’iniziativa di Marco Cima, ha portato alla creazione di M‑Live, oggi presente sul mercato con il marchio commerciale Song Service. È un’eredità importante, che spiega sia la competenza tecnica maturata negli anni, sia una certa continuità stilistica: quest’ultima andrebbe verificata sotto il profilo di incontro dei gusti delle ultime generazioni.

Prima di entrare nel merito, è infatti doveroso chiarire da parte mia che questo articolo non è il risultato di un test diretto e approfondito: non ho avuto infatti la possibilità di provare personalmente il servizio nella sua globalità, se si esclude l’ascolto di alcuni fra i brani demo disponibili al download. Le considerazioni che seguono sono quindi osservazioni personali e indicazioni generali, utili come primo orientamento per chi volesse avvicinarsi a Song Service. Una prova diretta del servizio non sarebbe affatto una cattiva idea per chi fosse interessato.

Song Service si propone come archivio, negozio e piattaforma di lavoro per musicisti live. L’intento di offrire materiale affidabile, stabile e prevedibile è evidente. La stabilità, pur essendo un valore, va verificata alla luce della possibilità di tradurre arrangiamenti percepiti come più conservativi del previsto. Allo stesso modo, la coerenza dei mix è senz’altro un pregio, ma non è detto che rispecchi sempre le sonorità più attuali. Solo provando il servizio si potrà capire se queste impressioni troveranno conferma nell’esperienza.

Dall’esterno, la prima cosa che colpisce delle basi di Song Service è l’ampia disponibilità di formati e la qualità percepita della registrazione e masterizzazione. Dalle basi demo disponibili al download gratuito, si intuisce non si tratta di file compressi in modo approssimativo o realizzati con processi standardizzati di bassa qualità. Si tratta di produzioni generalmente curate, con arrangiamenti coerenti e dinamiche che risultano adeguate alla maggior parte dei contesti live. Da un servizio di questo tipo ci si aspetta basi con volumi in genere equilibrati, mappature delle tracce abbastanza ordinate e strumenti programmati secondo convenzioni diffuse.

https://songservice.it/sanremo_2026

I costi sono in linea con ciò che ci si aspetta da un servizio rivolto a chi utilizza basi in ambito professionale: normalmente, alla data odierna – marzo 2026 – i MIDI File (con testo o senza) sono in vendita a 2,19 euro e gli MP3 (anche questi con testo o senza, compresi i video Karaoke) a € 1,89. I brani di particolare successo (TOP HITS) salgono di prezzo fino a 2,99 euro. Ci sono poi le opportunità di acquistare basi audio personalizzate (Audio Custom) a 2,89 euro e basi audio multitraccia (file stem, con le tracce separate) a 3,89 euro. E, se fate scorta, il prezzo scende: le TOP HITS, ad esempio, scendono da 2,99 a 1,89 euro se inserite in un carrello da almeno 10 brani. Un elemento che può risultare pratico per chi gestisce repertori ampi e soggetti a frequenti aggiornamenti. L’offerta include gli abbonamenti AllSongs con cui è possibile scaricare un numero illimitato di brani: la durata può essere giornaliera, mensile o annuale, ma purtroppo questo servizio vale solo per coloro che posseggono uno strumento M‑Live come DIVO, Merish5, Merish4, Okyweb4 e sull’App Grinta; un’altra limitazione è che, al termine dell’abbonamento, le basi scaricate non sono più utilizzabili.

È disponibile anche la possibilità di scaricare basi adattate a esigenze specifiche di cantanti o strumentisti (tastieristi, chitarristi, bassisti o batteristi): le varie opzioni consentono di ottenere basi già pronte all’uso come – ad esempio – basi strumentali complete ma senza voce, basi senza voce ma con strumenti della famiglia o senza strumenti della famiglia.

https://songservice.it/

Il repertorio è ampio e stratificato, anche se la completezza varia a seconda dei generi e dei periodi storici. In una storia pluridecennale, occorre verificare il rischio che non tutti gli arrangiamenti riflettono gli standard sonori più recenti: alcuni risentono dell’epoca in cui sono stati prodotti e possono risultare meno aggiornati rispetto alle sonorità attuali. Non tutti i brani recenti arrivano ma quelli che arrivano sono disponibile entro 10-15 giorni dall’uscita. È possibile ascoltare un’anteprima dei brani prima del download.

Song Service non è un fornitore di basi “al risparmio”, e questo è evidente. Il suo valore emerge soprattutto per chi suona regolarmente e ha bisogno di materiale stabile e prevedibile. Tuttavia, chi cerca basi più moderne, creative o personalizzabili potrebbe valutare Song Service per capire quanto è adatta alle proprie esigenze. La piattaforma resta una scelta affidabile per professionisti del live. Chi possiede un arranger può servirsi di questo servizio come una soluzione pratica quando non si ha il tempo di preparare basi personalizzate con i propri strumenti.

Jamzone, il ritorno delle basi

Per oltre vent’anni, chi utilizzava un arranger con sequencer MIDI era solito costruire le proprie basi partendo dagli stili di accompagnamento interni, per poi rifinirle con interventi mirati: ri‑registrando le parti meno convincenti, sostituendo i suoni, applicando effetti e, soprattutto, remixando e personalizzando ogni sezione. Altri preferivano partire da Standard MIDI File — acquistati o scaricati gratuitamente — che poi ottimizzavano sfruttando le funzioni di editing dell’arranger. Quel mondo è cambiato. Il mercato delle backing track è cresciuto in modo significativo per conto proprio sfruttando il formato audio, ma poche piattaforme sono riuscite a conquistare i musicisti “tecnici”: quelli che non si accontentano di una base karaoke e che per trent’anni hanno programmato MIDI, stili, fill‑in e variazioni su Yamaha, Ketron, Korg o Roland.

In questo scenario si stanno imponendo oggi nuovi attori e, fra questi, il più attivo sembra essere Jamzone, una delle poche app capaci di parlare davvero a questo pubblico, proponendo basi create da band reale registrate in studio.

Oltre alla vastità della libreria — oggi più di 70.000 brani, con circa 400 nuove tracce aggiunte ogni mese — ciò che colpisce è soprattutto la qualità del materiale. Jamzone non utilizza MIDI, né campioni generici o stili preconfezionati: ogni brano è registrato in studio da musicisti professionisti. Il livello qualitativo può variare da una traccia all’altra, ma nel complesso il salto rispetto alle basi tradizionali è evidente. L’app è disponibile su Android, iOS, macOS e Windows.

Degna di nota è l’usabilità dell’app. Il cuore tecnico di Jamzone è il mixer multitraccia. Ogni brano è suddiviso in tracce separate – batteria, basso, chitarre, tastiere, voce, cori… – che possono essere isolate, silenziate, regolate in volume e panorama stereo, ed equalizzate (con controlli essenziali ma efficaci). In un contesto live questo si traduce in una personalizzazione molto più profonda della base, un mix più pulito, la possibilità di adattare l’arrangiamento al proprio ruolo e una gestione più professionale del suono in sala.

Jamzone permette inoltre di cambiare tonalità e tempo, mettere in loop sezioni del brano (come avviene sugli arranger con gli stili o con i marker delle basi MIDI), e visualizzare accordi e testi sincronizzati. Manca solo la funzione Score: per il resto, molte delle tipiche funzioni da arranger sono presenti anche qui. Il pitch shifting è efficace; il time stretching è stabile, anche se a velocità molto alterate è naturale percepire il classico degrado di alcune frequenze. Per chi prepara esibizioni complesse dal vivo, sono disponibili setlist, richiamo rapido dei brani, sincronizzazione cloud e download offline.

A differenza di un arranger, non è possibile modificare le singole note né creare Intro o Ending personalizzate: Jamzone non è un arranger e non intende esserlo. Non lo sostituisce, ma lo affianca – e, in alcuni casi, lo supera soprattutto quando serve il realismo del brano originale. È una soluzione efficace per suonare dal vivo in feste, eventi, cerimonie, e locali da piano bar; a casa e in studio, si rivela utile per fare pratica ed esercitarsi. L’accesso alle basi avviene tramite abbonamento e il prezzo della versione professionale è non particolarmente economico.

Jamzone è pensata per musicisti che desiderano qualità professionale senza investire ore in programmazione. Per chi ha passato decenni a costruire basi MIDI, rappresenta un vero cambio di paradigma: meno editing, più performance. E per molti tastieristi esperti potrebbe essere considerato come una soluzione pratica, soprattutto quando serve una base pronta all’uso.

E il resto del mercato? In Italia, dall’indotto di Generalmusic, verso la fine degli anni 80 era nata M-Live, attiva ancora oggi: offre Song Service una piattaforma che – nella modalità di abbonamento ALLSONGS – permette di scaricare migliaia di brani multitraccia MIDI o MP3 di ottima fattura. Lo scenario è completamente diverso rispetto Jamzone. Infatti, M-Live non produce app, ma piuttosto prodotti hardware destinati ad essere usati come lettori di basi MIDI e audio (come Merish e DIVO).

Ad affrontare queste nuove sfide del mercato rispetto la domanda di backing track, i produttori tradizionali di arranger sono praticamente assenti. A dire il vero, Ketron avrebbe già la tecnologia in casa grazie alla funzione di audio multi-traccia Stem presente negli arranger della serie Event; tuttavia, per avere maggiore successo, dovrebbe arricchire Stem di funzionalità e, soprattutto collegarla una libreria di brani pronti all’uso e di dimensioni particolarmente ampie. Nel mondo Yamaha, il costruttore dovrebbe ripensare il modello di business di Yamaha MusicSoft, passando a un abbonamento mensile che dia accesso all’intero catalogo, e ampliare l’attuale repertorio — oggi composto quasi esclusivamente da basi MIDI, spesso di qualità valida per gli strumenti prodotti dalla casa, ma prive di una traccia vocale. In alternativa, potrebbe investire su Extrack per trasformarla da app utile per esercitarsi a casa a software capace di supportare esibizioni professionali dal vivo. In effetti, siamo curiosi di vedere dove potrà arrivare in futuro.

In definitiva, i produttori di arranger, al momento, non sembrano avere una strategia chiara né un punto di partenza solido. In generale, nessuno di loro appare realmente interessato a presidiare questo mercato in evoluzione e che, un tempo, era il terreno di semina per ottenere migliaia di clienti per le tastiere arranger.