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Accessori per tastieristi arranger: quelli di cui potreste fare a meno (3 di 3)

Terminiamo questa triplice rassegna oggi (dopo aver visto gli accessori indispensabili per tutti e quelli utili per alcuni), passando ad esplorare la categoria degli accessori per arranger che, a seconda delle esigenze, possono rivelarsi meno interessanti, vista l’abbondanza di caratteristiche standard presenti abitualmente nelle tastiere con accompagnamenti. Non significa che questi accessori siano superflui in assoluto: molto dipende da come suonate, da ciò che vi serve davvero e dal modello di arranger che utilizzate.

In altre parole, queste riflessioni vogliono aiutarvi a fare chiarezza. Potreste accorgervi che la vostra tastiera offre già molto (o tutto) ciò che vi serve e che cercare altro non porterebbe alcun vantaggio. Oppure potreste scoprire che le vostre necessità si allineano meglio con un altro modello di arranger e valutarne l’acquisto. Altrimenti, l’esigenza può essere così specifica da richiedere hardware o software esterno, da integrare al vostro strumento: in questa situazione, gli accessori qui elencati possono diventare indispensabili!

1. Sequencer MIDI

Merish 5 – Fonte m-live.com

Un arranger – tranne rarissime eccezioni, praticamente i modelli GO:KEYS di Roland – è solitamente dotato di un lettore capace di riprodurre Standard MIDI file con visualizzazione testi per le serate Karaoke. Gli stessi arranger sono solitamente in grado di registrare in formato MIDI multi-traccia una performance suonata con le proprie mani sfruttando gli stili di accompagnamento.
Gran parte di questi arranger permettono anche l’editing degli eventi MIDI: gli arranger Yamaha (serie PSR-SX e Genos) sono normalmente i più completi e funzionali; gli arranger Korg (serie Pa) dispongono di buoni sequencer MIDI ma non rappresentano la parte più accurata del loro sistema operativo; gli arranger Ketron (serie Event) permettono di personalizzare tutti i parametri di massima di un MIDI file e delle specifiche tracce tramite la funzione GM; gli arranger Casio (serie CT-X) consentono di registrare alcune parti o di cancellare uno o più tracce registrate, non molto di più.

Se non avete bisogno di funzioni aggiuntive per gestire o produrre file MIDI, il vostro arranger è più che sufficiente.

2. Setlist manager avanzato

Camelot – Fonte: audiomodeling.com

In questa categoria rientrano software come Camelot, Mainstage, Gig Performer e Cantabile. Gli arranger integrano sistemi dedicati per gestire scalette, scene e richiami rapidi, ma ogni produttore li implementa con una propria logica. L’idea comune è salvare in un attimo tutto ciò che serve per un brano — suoni, split, volumi, effetti, style, tempo, transposer, pedaliera, mixer — e richiamarlo con un solo gesto. Yamaha utilizza Registration e Playlist (in passato Music Finder); Korg adotta SongBook e SetList; Roland parla di Scene; Ketron offre Registration e Playlist. Tutti questi sistemi svolgono lo stesso compito e lo fanno in modo estremamente efficace, spesso meglio di molti software esterni dedicati alla gestione live.

Studiate a fondo il vostro arranger e, molto probabilmente, scoprirete che avete già soluzioni professionali, non serve spendere denari in software esterni.

3. Host VST

Abletone Live – Fonte: ableton.com

Gli arranger dei giorni nostri racchiudono librerie sonore ampie e pronte all’uso, effetti completi, routing interno, gestione di patch, scene e scalette. Un host diventa necessario solo quando lo strumento non offre queste funzioni o le offre in modo limitato; l’arranger, al contrario, nasce proprio per sostituire un intero ecosistema di software esterni. Dispone di suoni già bilanciati, di una sezione effetti completa con riverberi, delay, chorus, EQ, compressori e mastering, di split e layer immediati (fino a 3–4 parti Upper più la parte Lower senza configurazioni complesse), di scene interne al brano come STS, OTS, Registration o Scene, e dell’accompagnamento automatico con stili, variazioni, fill ed ending. Tutto è integrato e richiamabile al volo, senza bisogno di un computer o di un host dedicato. Da anni, gli arranger dispongono poi di memoria su cui espandere suoni nuovi.

Per molti di noi, le funzioni integrate degli arranger sono più che sufficienti; al contrario per alcuni, un host VST può offrire un’estensione necessaria. Ma, prima di fare il passo, assicuratevi di aver raggiunto il limite delle capacità sonore del vostro arranger. Sul mercato ci sono arranger più potenti del vostro modello? Valutate se fare l’upgrade o estendere l’arsenale sonoro affiancando un host VST su PC, mac o tablet.

4. Armonizzatore vocale

Fonte: Cotton Bro Studio

Gli arranger al top di gamma e quelli più evoluti includono spesso un armonizzatore vocale integrato. Sebbene non tutti i modelli lo offrano, tuttavia chi è interessato a questa feature, può trovare un numero ampio di modelli fra cui scegliere con armonizzatore vocale di serie: Yamaha Genos2 e PSR-SX920; Korg Pa5X e Pa1000; Ketron serie Event.

Se possedete uno di questi arranger (o modelli precedenti dello stesso livello), prima di investire in un armonizzatore vocale dedicato, date una chance a quanto avete già.

5. Registratore audio stereo

Fonte: tascam.com

Il registratore audio stereo degli arranger è un sistema integrato che cattura direttamente l’uscita dello strumento e la salva come file, senza bisogno di computer o dispositivi esterni. Basta premere Record, suonare e ottenere subito un file pronto per il riascolto o la condivisione. Registra anche il microfono, acquisisce in stereo l’intero mix dello strumento e utilizza formati come WAV o MP3, a seconda del modello. Il file viene salvato direttamente su memoria interna o su una memoria flash USB, senza software aggiuntivi né driver.

Di norma non serve un registratore audio esterno all’arranger se il vostro scopo è ottenere un file audio con due tracce stereo. In un arranger è tutto incluso.

6. Drum Machine

Fonte: roland.com

Tutti gli arranger hanno per definizione una vasta collezione di stili a bordo. Silenziando le tracce di accompagnamento e lasciando attive le tracce percussive, si ottengono di fatto i pattern percussivi solitamente espressi da Drum Machine. Negli arranger, il repertorio di pattern è piuttosto variegato: ogni stile può avere fino a 4 variazioni ritmiche. Con presenza di misure fill-in e break. Ed Intro ed Ending… Si possono personalizzare tempo, effetti, kit percussivi, singoli suoni e, in taluni casi, registrare/caricare campioni.

Affiancare una drum machine ad un arranger serve a chi vuole ritmiche sperimentali, groove elettronici, maggiore creatività oltre gli stili predefiniti e un setup ibrido più flessibile. Non è indispensabile, ma per alcuni potrebbe essere un utile potenziamento. Ma la domanda per un possessore di tastiere arranger è: avete già studiato e spremuto a fondo le capacità ritmiche del vostro strumento?

7. Arpeggiatore

Korg Minilogue – fonte: korg.com

Gli arpeggiatori servono a generare pattern musicali automatici partendo da ciò che si suona sulla tastiera. Sono pensati per arricchire la performance senza dover programmare sequenze complesse. Sugli arranger, gli arpeggi sono utilizzabili come estensioni degli stili, si adattano automaticamente agli accordi suonati, possono produrre linee molto realistiche (soprattutto per chitarre, bassi e parti acustiche) e, in taluni modelli, contribuiscono a creare pattern complessi, anche poliritmici, tipici del mondo workstation. Talvolta sono gestiti in una funzione ad hoc, a volte si nascondono dietro i pad (detti anche multipad).

Controllate bene cosa offre il vostro arranger, prima di abbandonarlo pensando di non avere un arpeggiatore all’altezza delle vostre attese.

8. Monitor da studio

Fonte: yamaha.com

Gli arranger con speaker di bordo esistono praticamente da quando esistono gli arranger stessi. La presenza degli altoparlanti integrati è sempre stata una loro caratteristica distintiva. L’arranger nasce come tastiera “pronta all’uso”. Gli speaker integrati permettono di accendere e suonare subito, evitare casse esterne, mixer, cavi, e comporre o provare in qualsiasi momento. È la filosofia del plug & play.

Gli amplificatori di bordo degli arranger offrono portabilità e zero complicazioni. Non sostituiscono un impianto professionale, ma per molti musicisti sono un vantaggio enorme nella pratica quotidiana. Forse vi serve collegarvi tramite mixer ad un impianto PA, ma… ad un monitor da studio da pochi watt? Siete sicuri?

10. Player audio per serate Karaoke

Fonte: UltraStar Deluxe

Delle basi MIDI, abbiamo scritto qua sopra: ora affrontiamo il tema delle basi audio. La maggior parte degli arranger oggi in commercio integra un lettore di brani audio: quasi tutti supportano il formato WAV, alcuni anche MP3. In certi modelli è possibile copiare i brani direttamente nella memoria interna dello strumento, mentre altri leggono i file da una memoria flash USB inserita nell’apposita porta. In questo modo si possono riprodurre le basi in totale autonomia, senza dover ricorrere a dispositivi esterni come computer, tablet, smartphone o lettori dedicati.

Verificate se il vostro arranger è in grado di visualizzare i testi dei brani su basi MP3 o WAV e probabilmente non vi serve altro per le vostre serate Karaoke.

11. Unità effetti

Con gli arranger (specialmente quelli di fascia media e al top della gamma) si può tranquillamente fare meno di una unità effetti esterna. I modelli professionali di arranger includono abitualmente reverberi professionali; e poi chorus, delay, flanger e phaser di qualità molto alta; compressori ed EQ su ogni parte; DSP multipli assegnabili a stile, tastiera, microfono, multipad. Per il 99% dei musicisti, questi effetti sono più che sufficienti per live, karaoke, serate e registrazioni.

Non escludo eccezioni, ma nella stragrande maggioranza dei casi d’uso in cui è presente un arranger (come qualsiasi synth a tastiera), aggiungere un processore esterno potrebbe rilevarsi una complicazione inutile.

Conclusione

Un arranger è, prima di tutto, una macchina tutto‑in‑uno: suoni, accompagnamenti, mixer, effetti, registrazione, controlli… tutto è già lì, integrato e pronto all’uso. È uno strumento pensato per funzionare in autonomia, senza dover costruire un ecosistema attorno a sé. L’arranger nasce per essere completo: gli oggetti che abbiamo visto oggi rischiano – per molti noi – di essere semplicemente ridondanti. Solo chi ha esigenze davvero elevate — chi pretende un controllo più fine o un comfort operativo specifico — può sentire il bisogno di aggiungere qualcosa. Per tutti gli altri, le tastiere arranger presenti oggi sul mercato offrono già tutto ciò che serve per suonare bene, ovunque e in qualsiasi situazione.

Accessori per tastieristi arranger: gli indispensabili (1 di 3)

Voi, lettori di questo blog e suonatori di arranger, avete già scoperto tutto da voi stessi: acquistare una tastiera è solo l’inizio. Per lavorare bene – a casa, in studio, dal vivo – servono alcuni accessori che fanno la differenza. Non parliamo di “sfizi”, ma di strumenti che migliorano la stabilità, il controllo, la comodità e soprattutto il risultato finale. Ho suddiviso i miei suggerimenti in tre parti. Oggi cominciamo con la lista degli accessori essenziali, in ordine logico, come li consiglierei a chiunque inizi o voglia sistemare il proprio setup una volta per tutte.

1. Il supporto della tastiera

Fonte: http://www.yamaha.com

Il supporto è la base, letteralmente. È ovviamente necessario per suonare dal vivo, ma anche a casa: evitate di suonare il vostro strumento appoggiato su un tavolo, se potete. Mettetevi comodi con un supporto regolabile in altezza e facilmente adattabile. I cavalletti a X vanno bene per iniziare, ma chi suona spesso sa che il supporto a tavolino è un altro pianeta: più stabile, più comodo, niente oscillazioni, niente tastiera che “balla” quando suonate forte. Un buon cavalletto è un investimento che dura anni e vi evita un sacco di fastidi. Ne avevo fatto un cenno una volta, in questo articolo.

2. Il pedale del sustain

Pedale Roland DP-10 – Fonte: http://www.roland.it

Il sustain è l’accessorio che trasforma la tastiera in uno strumento “vero”.
Serve per dare respiro ai suoni di pianoforte, per rendere credibili gli archi, per legare le frasi. È uno di quegli oggetti che si usa così tanto da farvi dimenticare la sua esistenza. Lo si dà per scontato. Scegliete un modello robusto, con buona corsa e antiscivolo. È un compagno di viaggio quotidiano. Per la cronaca, nel 2024, avevo proprio suggerito un pedale del sustain come idea regalo: è scritto qui.

3. Il pedale del volume (detto anche dell’espressione)

Yamaha FC7 – Fonte: http://www.yamaha.com

Il pedale del volume è l’arma segreta dei bravi suonatori di arranger. Indispensabile per i suoni d’organo Hammond, permette su tutti gli altri suoni di gestire dinamiche, effetti in crescendo, finali sfumando, accompagnamenti più morbidi sotto la voce. Vi dà un controllo che, con le mani, non avreste mai. Una volta abituati, diventa parte integrante del vostro modo di suonare. Se desiderate approfondire, vi consiglio la lettura del mio articolo dedicato a Pedali per tastiere arranger: volume o espressione?

4. Cavo USB

Sembra banale, ma non averlo vi limita le possibilità di interazione con il PC (o Mac): vi risparmia la necessità di trasferire dati manualmente con le noiose memorie flash USB: potete aggiornare il software della tastiera, trasferire registrazioni, caricare nuovi stili, collegare il tablet, usare software di editing. Tenetene uno sempre di scorta: è leggero, costa poco e vi torna utile. PS: Da poco tempo, cominciano ad apparire sul mercato tastiere arranger con porte USB-C: normalmente gli arranger gestiscono i tradizionali cavi USB con connessione Type-A (da collegare alla tastiera) e Type-B (da collegare al PC).

5. Le cuffie stereo

Cuffie Yamaha HPH-100 – Fonte: http://www.yamaha.it

Indispensabili per studiare, programmare i suoni, provare arrangiamenti senza disturbare nessuno. Una buona cuffia monitor da studio vi permette di sentire dettagli che l’amplificazione spesso nasconde: rumori, bilanciamenti, effetti troppo invadenti. Non serve spendere cifre folli, ma evitate gli auricolari “da telefono”: servono cuffie pensate per la musica.

6. Lo smartphone

Gran parte degli arranger moderni può collegarsi allo smartphone via Bluetooth; quelli privi di questa funzione si interfacciano comunque facilmente tramite un cavo collegato all’ingresso AUX IN o alla porta USB (dipende dalla funzionalità). L’uso più immediato è riprodurre brani originali da Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube etc. e “suonarci sopra” per esercitarsi. I tastieristi più avanzati sfruttano app capaci di separare le tracce audio – come Jamzone, Extrack e Rec’n’Share – per isolare le parti da rimuovere, concentrarsi sugli elementi che si vogliono studiare e mettere in loop le sezioni che richiedono maggiore pratica.
A parte di tutto ciò, potete anche considerare XMURE, l’app Dexibell dove le funzioni degli arranger risiedono direttamente nello smartphone.

Conclusione

Un arranger è uno strumento completo, ma per lavorare davvero bene serve un ecosistema di accessori che lo supporti. Sono gli elementi che trasformano una tastiera in un setup professionale, stabile e pronto a qualsiasi situazione. Chi suona spesso lo sa: non sono “optional”, sono parte del mestiere. E fanno la differenza ogni singola volta che mettete le mani sulla vostra tastiera per suonare.

Non è finita qui… fra pochi giorni uscirà la seconda lista di accessori, quelli molto utili, da prendere in considerazione dopo essersi dotati di quelli essenziali che abbiamo visto. A presto.