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Carrelli pieghevoli per trasportare tastiere musicali

Cari lettori di questo blog, dovete sapere che – a forza di portarmi in giro la mia tastiera arranger di 10kg almeno due volte la settimana per prove e live – sono giunto alla determinazione di procurarmi un carrello – e la mia scelta è caduta su un modello universale, pieghevole in alluminio: da allora la mia schiena ha smesso di lamentarsi. E ho speso poco più di 30 euro. Questo piccolo alleato su ruote è diventato parte integrante della mia attrezzatura, come il pedale del sustain o il tablet per leggere gli spartiti.

Adam Hall Porter

In un primo momento, avevo valutato l’idea di cambiare custodia: quella utilizzata finora, un eccellente modello Stefy Line, non disponeva infatti di spallacci a mo’ di zaino: ho però deciso di non procedere con la sostituzione in quella direzione, poiché l’ingombro avrebbe comunque reso scomoda la camminata. Ho anche scartato l’idea di un trolley (vale a dire un carrello con borsa inclusa): ho pensato che al cambio di tastiera con dimensioni diverse, non avevo la certezza che avrei potuto riutilizzarlo.

La mia fortuna era che la custodia in mio possesso aveva una fascia passante posteriore che poteva essere infilata direttamente sull’impugnatura di un carrello. Questo piccolo ma importante dettaglio ha indirizzato finalmente la mia scelta.

Trolley Stefy Line

Parliamo del carrello che ho scelto: leggero, resistente, economico. Pensato per l’edilizia o la spesa al mercato, ma perfetto per l’artista stanco. Io devo trasportare una tastiera arranger da 61 tasti e – soprattutto – ho superato da tempo le 60 primavere. Il carrello che ho acquistato regge fino a 70 kg (io non mi fiderei comunque a caricare strumenti con più di 25kg su questa tipologia di carrelli: se qualcuno dei lettori ha fatto questa esperienza, sarei lieto di conoscerla). Il top è che si richiude in un attimo, occupa poco spazio in macchina e mi evita sollevamenti acrobatici da fine serata, quando tutte le articolazioni del mio corpo sono allo stremo. Anche le manovre per entrare e uscire dall’ascensore ora sono molto agevoli. Le ruote girano fluide anche su sanpietrini o backstage disastrati. Evito solo i terreni in ghiaia dove si hanno oggettive difficoltà a scorrere. Apprezzo il manico telescopico soprattutto perché è senza maniglie sporgenti. La pedana ha una superficie antiscivolo che, fidatevi, mi ha salvato più di una volta nei carichi al volo.

Il mio fidato carrellino Standers pronto a partire

Un consiglio: se avete una tastiera lunga e più pesante, tipo un pianoforte digitale ad 88 tasti, non siate timidi: prendete la versione con piattaforma più larga, manico più lungo, con struttura e ruote rinforzate. Quando scegliete il modello tenete conto anche della lunghezza del manico esteso rispetto la lunghezza dello strumento da trasportare. Valutare questi aspetti fanno la differenza, soprattutto su tragitti lunghi.

Alcuni modelli sul mercato (non li ho testati tutti e se qualcuno di voi ha suggerimenti in materia, non esitate a farvi avanti nei commenti):

  • ADAM HALL: il modello AHPORTER gode di una discreta reputazione tra i musicisti e i tecnici audio per la sua leggerezza, compattezza e praticità. Occupa poco spazio da chiuso (solo 5 cm di spessore) ed è valido per le tastiere non troppo pesanti.
  • STEFY LINE: Questa azienda italiana offre trolley progettati per aggiungere alla custodia per tastiere la possibilità del trasporto su ruote. Era, inizialmente, la mia prima scelta ma ho avuto difficoltà a trovare negozi con disponibilità.
  • VEVOR produce carrelli a mano con ampia portata per oggetti pesanti da magazzino. Hanno una struttura più robusta rispetto gli altri modelli di questo elenco (questo aspetto non va assolutamente sottovalutato).
  • STANDERS: è la marca che ho scelto io. Sono disponibili in alluminio e anche acciaio. Vanno bene per la frequenza d’uso e per le esigenze di peso del sottoscritto [onestamente, non ho la certezza assoluta che duri a lungo: stiamo a vedere]. Disponibili a buon prezzo nei negozi Leroy Merlin, non è detto che vadano bene per tutti: verificate il vostro caso.
  • ATHLON TOOLS produce carrelli di trasporto con buona superficie di carico, cuscinetti antiscivolo, ruote scorrevoli con battistrada morbido e 2 corde di espansione. Le ruote sono in plastica. Ottimo il prezzo ma ci va occhio a valutare i materiali di costruzione prima dell’acquisto.

Morale della favola, dopo un mese ho smesso di pensare “è solo un carrello”, è diventato il mio compagno silenzioso, il primo che ringrazio dopo un’uscita. Prezzo onesto, fatica dimezzata e colonna vertebrale non più maltrattata.

Il valore della leggerezza negli stili di accompagnamento

“Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire”.

Così esordiva Italo Calvino nelle sue celebri Lezioni Americane che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nel 1985, se non fosse morto inaspettamente pochi giorni prima di partire per la trasferta oltreoceanica. Ecco, io penso che questo concetto possa essere stimolante anche per tutti noi, ferrati suonatori di tastiere arranger con accompagnamenti.

Da numerosi lustri, Yamaha, Korg, Ketron e Casio fanno a gara nel proporre stili di accompagnamento molto curati, nel tentativo di offrire quel wall of sound da sempre cercato con ostinazione da Phil Spector. Succede nelle variazioni 3 e 4 di quasi tutti gli stili, succede in gran parte degli stili orchestrali e succede altrettanto spesso nei c.d. song style quando costruiti su misura di canzoni dall’arrangiamento particolarmente ricco.

Ecco, io penso che questa varietà e profondità degli accompagnamenti possa darci soddisfazione prevalentemente in ambito casalingo, quando si suona l’arranger per sé stessi. Quando si vogliono provare emozioni personali per vivere pienamente l’esperienza del c.d. one man band (espressione che io detesto vivamente, spero Dio mi perdoni per averla usata, ma stavolta dovevo proprio rendere l’idea).

Ora però, in tutti gli altri contesti in cui noi suoniamo una tastiera arranger, io credo che il principio di leggerezza di Italo Calvino abbia ragioni più intense e possa condurre a risultati più efficaci.

Cerco di spiegarmi meglio, facendo un esempio semplice.

  • Scenario A. Immaginiamo di suonare dal vivo e di farlo con uno stile composto di basso e batteria, mentre noi suoniamo in tempo reale la parte del piano. Tutto qua.
  • Scenario B. Immaginiamo di suonare lo stesso brano dal vivo aggiungendo tutte le altre tracce: oltre a basso e percussioni, abbiamo archi, chitarre, fiati, synth e pad. E noi suoniamo la parte del pianoforte.

Bene.

Ora mettiamoci nei panni di chi ci sta ascoltando (stiamo suonando dal vivo, ricordate?): secondo voi, quale dei due scenari offre il più alto tasso di realismo? O meglio: in quale dei due scenari abbiamo maggiori possibilità di riuscire a catturare l’attenzione del pubblico?

La risposta è davanti a voi, non c’è storia.

Lo scenario B incanterà probabilmente chi ci sta ascoltando ma l’impressione che avrà è che sta girando una base in playback oppure che sta facendo tutto il software della tastiera.

Nello scenario A ridotto all’osso, invece, chi ci ascolta sarà più propenso a concentrarsi sulla parte che stiamo suonando noi dal vivo e a percepire il valore della nostra interpretazione. Nello scenario A il pubblico ha maggiori possibilità di percepire che siamo noi che stiamo suonando. Lo scenario A è la risposta.

E tutto questo a favore dell’autenticità, quella che vi permettere di catturare l’attenzione del pubblico. La leggerezza batte il peso. Almeno in questo caso.

Direi di più: il tramonto dell’uso degli arranger dal vivo nei piano-bar, nelle feste e nei concerti di piazza, è forse dovuto anche a questo. Fra uno stile fatto di un pesante muro del suono e la base originale, il pubblico (soprattutto qui in Italia) ha stabilito di preferire la seconda. Ma siamo noi tastieristi che non gli abbiamo dato la possibilità di far sentire la nostra intensità artistica. E, nel mondo delle tastiere digitali con accompagnamenti, questa intensità ha bisogno di leggerezza intorno per emergere.

Insomma, proviamoci! Mettiamo in mute le tracce superflue dello stile e suoniamo con il minimo indispensabile e lasciamo che sia il cuore a guidarci.

Questa è solo la mia opinione.